Committente responsabile: Andrea Bortolamasi

Il nostro progetto di futuro

Il nostro progetto di futuro

Modena è in cammino.

Merito dei cittadini modenesi, della loro intraprendenza e del loro lavoro. Il Partito Democratico intende accompagnare e guidare la città che vuole crescere e cambiare: innovare le politiche, per costruire una Modena sempre più competitiva, inclusiva, solidale.

Siamo dalla parte dei modenesi che non si fermano, che non si adagiano sugli allori, che non guardano indietro con nostalgia, ma si impegnano quotidianamente per costruire sulla grande eredità che hanno ricevuto, continuando a investire le loro idee e le loro risorse. Al tempo stesso non vogliamo lasciare indietro nessuno e vogliamo creare nuove opportunità.

Il benessere della nostra città si basa sui valori di libertà, uguaglianza e solidarietà, sulle radici profonde dell’antifascismo e della Resistenza: le radici su cui poggiamo sono solide. Solo su questi principi è possibile fondare un futuro di sviluppo sostenibile, di coesione e giustizia sociale, di tutela e promozione della dignità delle persone e di riconoscimento e valorizzazione dei saperi e dei meriti.

Noi continueremo ad impegnarci per una Modena più forte, più solidale e più sicura, attraverso un nuovo patto con la cittadinanza che punti alle sette S:

  • Modena, città che crea SVILUPPO
  • Modena, città che rinsalda reti di SOLIDARIETÀ
  • Modena, città che punta alla SOSTENIBILITÀ
  • Modena, città che promuove la SALUTE
  • Modena, città per lo sviluppo dei SAPERI
  • Modena, città che vuole SICUREZZA
  • Modena, città dello SPORT.

Vogliamo costruire una comunità forte, inclusiva, competitiva, solidale. Raccogliere le energie più vitali della nostra comunità, per continuare a crescere: una proposta di governo all’insegna della responsabilità, della solidarietà, della competitività.

Fare di Modena, città di tutti e di tutte, sempre più una città d’Europa, generare sviluppo responsabile, sostenibile, intelligente. Redistribuire ricchezza: sanando le diseguaglianze, cogliendo le opportunità del nostro territorio. Allargare le opportunità: per tutti e per tutte, in ogni settore della vita pubblica e privata.

Non si tratta di “rifare”, di “cambiare” ma di innovare: la storia di Modena resistente, antifascista, democratica è una storia di conquiste economiche, civili, sociali e culturali, che sono merito e patrimonio dei modenesi.

Non basta però l’orgoglio delle cose fatte in questi 5 anni, le tante eccellenze di cui il nostro territorio dispone: serve allargare l’orizzonte, raggiungere nuovi traguardi; con le radici nel nostro solido passato, con lo sguardo proiettato nel futuro.

Futuro è la parola chiave

Un programma, quello del Partito Democratico di Modena, che vuole esser un progetto di futuro per la nostra città; il “saper fare”, tratto distintivo della nostra città si dovrà tradurre in assi d’intervento politici: il lavoro di qualità, la rete dei servizi alla persona, la capacità di esser inclusivi e solidali.

Un progetto che parte da welfare e crescita, che per noi, si sostengono a vicenda: Dal secondo dopoguerra abbiamo costruito uno dei territori più avanzati nel mondo partendo dalle macerie, dalla povertà, dall’arretratezza.

Il nostro sistema di welfare deve diventare ancor più universale nel diritto di accesso e differenziato nelle risposte, per soddisfare i bisogni delle diverse età della vita, corrispondere alla peculiarità delle persone e seguire l’evoluzione della società.

Vogliamo una città “amica” che aiuti tutti e chieda a tutti partecipazione e senso civico. Architravi del welfare sono il servizio sanitario pubblico e la scuola pubblica, su cui sono indispensabili un superiore impegno del bilancio dello Stato e una particolare attenzione nel governo della città.

Modena è diventata grande quando ha saputo aprirsi al mondo, quando ha accolto, redistribuendo ricchezza: non una ricchezza concentrata e fine a sé stessa, ma una ricchezza diffusa nella comunità.

Questo ha garantito un reddito medio delle famiglie e una distribuzione più egualitaria di quanto non sia avvenuto nel resto del Paese, grazie soprattutto alla partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.

L’incertezza e le preoccupazioni per il domani traggono alimento dalla disoccupazione, dal lavoro precario, dalla caduta dei redditi, dall’arresto degli ascensori sociali e dagli incerti orizzonti dell’economia. I segni positivi dell’economia locale degli ultimi anni ci dicono che il nostro tessuto economico è rimasto forte e reattivo e che siamo sempre una locomotiva dell’economia nazionale.

Ciononostante, il livello della crescita, il tasso di disoccupazione e la distribuzione del reddito restano insoddisfacenti, con particolare riguardo al lavoro dei giovani e alla differenza retributiva delle donne. Le previsioni economiche generali sono pessimistiche e la manovra del Governo in carica non risponde alla necessità di spingere la ripresa.

Noi puntiamo alla piena, buona e stabile occupazione, all’aumento dei salari dei lavoratori dipendenti e alla parità di trattamento tra uomini e donne. Siamo a favore dell’impresa responsabile e della valorizzazione del lavoro autonomo.

La storia di Modena non è la storia di un successo casuale: la politica, la buona politica che noi orgogliosamente rivendichiamo, l’associazionismo diffuso dei corpi intermedi hanno costruito una rete di servizi pubblici e privati che ha accompagnato questa crescita robusta e diffusa e i nostri servizi, il nostro welfare sono stati allo stesso tempo motore e prodotto della ricchezza generata.

La coesione sociale rappresenta un capitale immateriale strategico per questa avanzata democratica. Alla politica della ruspa, noi rispondiamo con ago e filo: rammendare e cucire, gesti nobili che richiedono cura e attenzione.

La cura della città, come asse programmatico: rigenerare, riqualificare, superando il concetto di periferie.

Una città compatta, sicura, viva: non è un caso che nella nostra città si realizzino al contempo i più alti indici di libertà economica, istituzioni locali forti, una propensione alla cooperazione e all’associazionismo che, prima ancora di un dato economico, è un dato culturale ben visibile.

Negli scorsi decenni, circa 26 mila giovani hanno scelto di abitare nei comuni della cintura invece che in città. La politica di Modena e dei suoi satelliti ci lascia in eredità risvolti critici di ordine demografico, fiscale e ambientale.

Tra gli obiettivi della svolta della pianificazione urbanistica ci deve essere quindi la risposta alla domanda di alloggi per le giovani coppie, oltre che per la popolazione universitaria e turistica. Per garantire il diritto alla casa ai cittadini in maggiore difficoltà è poi indispensabile proseguire gli investimenti per l’edilizia residenziale pubblica e per il recupero del patrimonio pubblico. A tal fine sono necessari finanziamenti nazionali per la casa e ulteriori miglioramenti di efficienza di ACER.

Una comunità di uomini e di donne, prima che una città: la spesa sociale può rappresentare l’investimento decisivo per la società della conoscenza e della piena e buona occupazione. Gli EELL, il Comune, nel deserto istituzionale nel quale la Lega e il M5s ci hanno cacciato, rimangono un punto di riferimento: un progetto, appunto di futuro.

Il futuro passa da conoscenza e sapere. Solo il sapere può garantire la competitività al nostro sistema produttivo, solo la scienza e la ricerca possono rendere lo sviluppo sostenibile sul piano ambientale e migliorare la qualità della vita; solo la conoscenza può rendere i nostri figli capaci di misurarsi con le sfide future.

L’Università di Modena e Reggio Emilia ha registrato negli ultimi anni una crescita costante del numero di iscrizioni, con percentuali significative di fuori sede, e la nascita di nuove e proficue relazioni con prestigiosi centri di ricerca e universitari a livello internazionale.

La nostra università viene riconosciuta come un sistema universitario e scientifico proiettato su scala internazionale e rappresenta un importante riferimento per l’economia del territorio. Il Comune deve perciò essere interlocutore dell’Università nella ricerca di immobili accoglienti, funzionali e dotati delle più moderne tecnologie per aiutare il costante miglioramento dell’offerta formativa e della didattica, nonché facilmente raggiungibili con mezzi pubblici e nel cuore della città, per far vivere agli studenti le opportunità di cultura e svago di Modena, favorirne l’integrazione nella società modenese e la permanenza. Il sistema universitario deve entrare dunque nella programmazione urbanistica come un riferimento ordinatorio della distribuzione e della qualificazione della residenza, dell’organizzazione dei servizi e del rinnovamento delle reti del commercio e della mobilità.

Noi, a Modena, siamo altra cosa da un Governo ormai in mano alla Lega, che ha fatto dei tagli all’istruzione e ricerca un cavallo di battaglia: il programma è sempre quello: tagli a scuola, università, ricerca.

L’investimento più forte che possiamo fare sul futuro delle nostre comunità è molto chiaro: più istruzione, più formazione, più università, più ricerca.

Una città coesa è una città sicura. Noi, la sicurezza, la decliniamo al plurale. Non uno slogan, non uno strumento contundente, utilizzato solo in termini elettorali, ma un diritto.

Un diritto di ogni persona: una comunità sicura, una comunità in cui tutti possono vivere serenamente è la precondizione per l’esercizio di ogni libertà e diritto. Le sicurezze e la legalità sono indissolubili e non hanno colore politico: una sfida prima di tutto culturale alle storture del centro destra, che predica più sicurezza ma quando governa, fa esattamente il contrario.

Il segno meno è la cifra di questo Governo: il Governo del meno. Meno investimenti, meno lavoro, meno infrastrutture, meno cultura, meno istruzione, meno opportunità, meno solidarietà. Contro l’Europa, i migranti, i poteri forti, etc.: un nemico al giorno, per nascondere il vuoto della loro proposta politica.

Il nostro disegno di città futura è il contrario: la nostra città è cambiata, cambia quotidianamente sotto i nostri occhi. Serve velocità di pensiero ed azione, per esser in sintonia con i cittadini, le imprese, le associazioni, i corpi intermedi.

Serve soprattutto un impianto culturale e valoriale: per noi, anche l’ultimo della fila deve tagliare il traguardo: non cambieremo idea, in base ai sondaggi, per noi l’umanità, l’accoglienza, l’incontro sono un valore della nostra città.

Nella società della conoscenza, della rivoluzione dell’industria 4.0, in cui alla lunga è più forte chi più sa, si registra uno scollamento sociale nella parte – non marginale – più debole ed impreparata; chi vive il cambiamento come una minaccia – spesso non a torto – il diverso come un nemico e accumula paure e frustrazioni.

Ecco, in questo scollamento, in questa anomia c’è l’esatto opposto di quella coesione sociale su cui noi vogliamo investire.

È quando iniziano a nascere città nelle città, periferie dove prima c’erano quartieri, agglomerati urbani indistinti dove prima c’erano frazioni, si aprono faglie, fratture che spetta alla politica, alla buona politica ricomporre.

Nello scollamento fa presa un altro messaggio, semplificato, demagogico, irresponsabile e irrazionale finché si vuole, ma che arriva, eccome. Se guardiamo in controluce la nostra cartina sociale, lo specchio delle nostre comunità, ecco noi entriamo in crisi lì.

Ed è una crisi sistemica di tutto il centro-sinistra. Dove si concentrano contraddizioni sociali, nuove forme di emarginazione, dove la presenza di stranieri tocca picchi elevati dove la popolazione invecchia più rapidamente, lì la nostra narrazione incontro ostacoli, entra in crisi.

E inizia quella della Lega, delle forze sovraniste, neo-nazionaliste. In quelle parti di città, la paura personale finisce per saldarsi con quella sociale. Il nuovo, il diverso, lo straniero è percepito come una minaccia personale, per me, per la mia famiglia, per i miei beni. È un fattore che cambia e destabilizza i connotati di una comunità che conosco e in cui ho sempre vissuto (del condominio, del quartiere). Cambiano i negozi, le abitudini, gli orari: può diventare un avversario nel mercato del lavoro, lo è già nell’accesso ai servizi educativi, sanitari, assistenziali.

Ecco perché il nostro obiettivo è quello di costruire una città con il segno più, dove le opportunità e le risposte siano per tutti e per tutte: se il motore di crescita e sviluppo si spegne, se viene a mancare il tessuto connettivo e sociale della città, il gioco diventa a somma zero. Ed quello che vuole il centro destra a trazione leghista: la paura come collante della società, il passato come riferimento.

Noi, come detto in premessa, vogliamo invece costruire una comunità forte, sicura, solidale che guarda al futuro con speranza e fiducia. La Lega e quel che resta del centro destra alimenta il suo consenso soffiando sulle paure personali e collettive, alimentandole, accarezzandole, per poi rispondere in modo demagogico ed irresponsabile, senza un progetto alternativo di città che non sia quello di una riduzione dei diritti, delle libertà individuali, delle opportunità. Una città imbalsamata, infrastrutture bloccate, nessuno sguardo rivolto al futuro, alle nuove generazioni.

La negazione della comunità stessa, la chiusura come unica risposta possibile.

Noi siamo altra cosa: ci aspetta, o meglio, siamo già in una campagna elettorale difficile.

Difficile per le condizioni del Paese e i principali indicatori economici ce lo ricordano gni mese, in questo avvio di 2019. Il Governo del cambiamento, in peggio, il Governo con il segno meno sta facendo poco, anzi nulla, per la nostra città, ma, è bene ricordarlo, non si è ancora determinata nella percezione della opinio- ne pubblica, lo scollamento tra condizione materiale e quella politica.

Ecco perché dobbiamo giocare all’attacco, non di rimessa.

Non basta quello che è stato fatto, in questi anni, non basta speculare sulla contraddizione nel centro-destra, nell’assenza del M5S.

Nei cinque anni trascorsi, la spesa per investimenti del Comune ha raggiunto i 250 milioni di euro, per scuole, strade e piazze, piste ciclabili, case, sedi culturali, sportive e sociali, tecnologie per la comunicazione, servizi al cittadino, sicurezza e rigenerazione urbana.

La costante iniziativa nei confronti di istituzioni o enti terzi ha permesso di far decollare altri investimenti di interesse generale, come la ristrutturazione del casello autostradale di Modena Nord e il piano di ridisegno della porta autostradale nord della città, gli investimenti di HERA sulla pubblica illuminazione, il risparmio energetico e la raccolta e smaltimento dei rifiuti e gli investimenti di ACER e CambiaMo.

L’avvio degli interventi all’ex AMCM, gli investimenti in corso nella periferia nord/fascia ferroviaria, il recupero del Liceo Sigonio in centro storico, il bosco di Vaciglio, la riqualificazione di Piazza Mazzini, la ristrutturazione delle scuole Carducci, i primi investimenti sull’ex Ospedale Estense, il progetto Modena Automotive Smart Area – MASA per la mobilità sicura e sostenibile, l’estensione della videosorveglianza, l’unificazione del Policlinico e dell’Ospedale di Baggiovara, le case della salute, il piano delle nuove Case Residenza Anziani, agli investimenti in impiantistica sportiva: sono solo alcuni esempi di ciò che è in movimento e che sarebbe irresponsabile abbandonare o stravolgere.

Anche la società modenese è attraversata da paure e incertezze. Anche la società modenese è stata ferita dalla crisi economica, dai tagli alla spesa sociale e dai tagli ai comuni, dalla crescita delle disuguaglianze e delle ingiustizie.

Le risposte non si trovano però soffiando sulle paure, agitando i problemi e inventando impraticabili scorciatoie. Si trovano solo con politiche serie, competenti e responsabili senza trascurare il radicale cambiamento sociale avvenuto in questi anni e riconoscendo gli sforzi fatti dai cittadini modenesi per resistere agli anni della crisi economica. Le preoccupazioni e le incertezze si affrontano soltanto ricercando un senso condiviso che permetta ad ognuno di riconoscersi nell’idea di città.

Per amministrare bene non si deve aver paura della complessità, né perdersi nei vicoli del rancore e delle paure; bisogna invece misurarsi con la sfida complessa di governare una realtà composita e vivace come quella di Modena. Si tratta di programmi e investimenti in corso, che disegnano una direzione di sviluppo sostenibile, di miglioramento della qualità della vita, di nuove opportunità: rigenerazione urbana, centralità della scuola e della cultura, creazione di posti di lavoro, attenzione alla persona, alla salute e al benessere.

(Tratto dall’introduzione di Andrea Bortolamasi – Segretario cittadino PD – e Tommaso Fasano – Responsabile del Programma PD – al “Programma del PD di Modena per le Elezioni Amministrative” scaricabile dal sito www.pdmodena.it)

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